Arriva dal mare la nuova équipe di chirurgia ortopedica

Dott. camera, altra punta di diamante per Alessandria

Dopo 20 anni trascorsi al “Santa Corona” di Pietra Ligure, di cui 10 da Primario, dove ha avuto la fortuna di formarsi con il famoso Prof. Lorenzo Spotorno, il chirurgo ortopedico dott. Andrea Camera approda all’interno del Gruppo Policlinico di Monza dove metterà a disposizione la sua professionalità e le sue tecniche chirurgiche, affinate in anni di attività, all’interno della Clinica Città di Alessandria.

“Mi ritengo una persona alla costante ricerca di nuovi stimoli - esordisce il dott. Camera – e dopo la mia lunga esperienza al Santa Corona di Pietra Ligure, dove ho avuto il privilegio di lavorare con il prof. Spotorno, che ritengo uno dei geni dell’ortopedia mondiale, ho deciso di intraprendere questa nuova avventura che mi vede collaborare con la Clinica Città di Alessandria”.

Il dott. Camera non è arrivato da solo, ma ha portato con sé la sua équipe composta da altri 3 chirurghi ortopedici: il dott. Riccardo Tedino, il dott. Andrea Capuzzo e il dott. Stefano Biggi.
“Sono operativo da appena una quindicina di giorni - prosegue il dott. Camera - ma ho trovato nella Clinica Città di Alessandria un clima collaborativo e propositivo. Qui opera il prof. Priano che, oltre ad essere un amico, ha fatto anche da tramite per il mio trasferimento. Il primo impatto con la struttura è stato sinceramente più che positivo, ho trovato professionisti davvero preparati, dal personale infermieristico a quello di sala operatoria”.

Il dott. Camera ha quindi già iniziato la sua attività chirurgica che si incentra principalmente sulle protesi di anca e ginocchio.
“Un’anca libera dal dolore, forte e mobile abbastanza da consentire una normale funzione ed attivita - spiega il dott. Camera - è oggi un traguardo raggiungibile dal paziente grazie alla chirurgia”.

Il dolore cronico all’articolazione dell’anca puo invalidare persone di ogni età, rendendo difficile e doloroso anche il semplice camminare.
Il dolore è principalmente causato dalla perdita della normale congruenza delle superfici articolari, con abrasioni a carico del rivestimento cartilagineo, la cui funzione è proprio quella di rendere levigate e scorrevoli tali superfici.
Molteplici patologie possono condurre a tale situazione: la più comune e frequente è l’artrite in senso lato, che comprende sia le forme a probabile origine meccanica (conseguenti ad alterazioni strutturali congenite), sia le forme degenerative (coxartrosi idiopatica), sia le forme acquisite (necrosi ischemiche, traumi, osteoporosi, ecc.). Altre frequenti cause sono le artriti infiammatorie (artrite reumatoide, psoriasica, ecc.).

“Quando parliamo di chirurgia protesica dell’anca la mia équipe ed io cerchiamo di essere sempre il meno invasivi possibili - spiega il dott. Camera - abbiamo un rispetto maniacale per la muscolatura che non viene mai incisa, in più, dove possibile, optiamo per un approccio mininvasivo che non vuol dire, a dispetto di quello che magari il paziente può immaginare, effettuare una piccola incisione (cosa peraltro impossibile se si vuole godere di una buona visuale).
Per noi la mininvasività nella chirurgia dell’anca significa mantenere integra la parte muscolare e inserire, nei casi in cui sia possibile, protesi più piccole ovvero a stelo corto. Siamo stati i primi ad utilizzare questo tipo di protesi, di dimensioni inferiori rispetto allo standard, che possono essere installate solamente quando l’osso ricevente sia in buono stato. I vantaggi sono molteplici: dal minor sanguinamento al minor impatto sull’osso del paziente, in più in caso di revisione è possibile inserire una protesi di primo impianto anziché una protesi maggiormente invasiva come invece avviene di norma”.

In pazienti attivi o molto giovani una valida soluzione e data, appunto, dalle innovative protesi a conservazione totale di collo o mini protesi. Queste protesi hanno come obiettivo principale quello di conservare più struttura ossea possibile.
Le protesi a conservazione totale di collo sono associate ad una testa di grande diametro che consente un recupero articolare pari a quello fisiologico.
Sono abbinate solitamente a grosse teste in ceramica e inserto cotiloideo in polietilene addizionato con vitamina E di ultima generazione, che evita l’ossidazione dello stesso e ne garantisce una lunga durata.

La protesi di sostituzione di anca tradizionale ricrea dal lato femorale una nuova superficie sferica e convessa che sarà accolta dal lato del bacino da una nuova superficie sferica e concava, nel rispetto della stabilità meccanica e biologica.
Da un punto di vista puramente meccanico, si tratta di una soluzione semplice. In realtà c’è stato un enorme lavoro di studio e ricerca da parte di medici e di ingegneri per arrivare, con un continuo e costante miglioramento, allo stato attuale dell’arte.
Si sono integrate molte nozioni tecniche della ricerca ingegneristica, metallurgica, biologica, medico-ortopedica. Lo stesso dott. Camera e la sua équipe da anni collaborano con le aziende costruttrici per lo sviluppo di nuovi prototipi di protesi e nuovi materiali sempre più performanti.

Il dott. Camera e la sua équipe sono anche specializzati nella chirurgia protesica di ginocchio.
“Impiantiamo diversi tipi di protesi: totali, monocompartimentali, sino alle ultime novità ovvero le protesi della linea chiamata Gender, diversificate per uomo e donna - continua il dott. Camera - Il ginocchio maschile e quello femminile sono infatti anatomicamente e morfologicamente diversi e le protesi di ultima generazione, sempre più sofisticate, hanno ormai raggiunto standard davvero elevati dal punto di vista dei materiali e del design. Ora il vero salto di qualità è realizzare protesi ancora più personalizzate. Si parte quindi dall’indagine radiologica del ginocchio del paziente per andare a ricreare un’articolazione meccanica il più vicino possibile all’originale, con tutti gli intuibili vantaggi che questo comporta in fase operatoria e in fase di recupero delle funzionalità”.

Le soluzioni proposte esistono quindi protesi totali, dove tutta l’articolazione viene sostituita, o protesi monocompartimentali dove invece si sostituisce soltanto “metà” articolazione.
Quanto ai materiali di cui sono composte le protesi, si distinguono per semplicità protesi non cementate, ovvero ad ancoraggio diretto osso-protesi, e protesi cementate, legate all’osso mediante cemento acrilico.
Per l’ancoraggio delle protesi non cementate, il materiale che attualmente riunisce in sé le migliori caratteristiche è la lega di titanio.
Come nel caso dell’anca, anche per il ginocchio sono diverse le cause che possono portare il paziente ad avere bisogno di una protesi: artrite, anche nelle sue forme degenerative (gonartrosi idiopatica) e acquisite (necrosi ischemiche, traumi, osteoporosi, ecc.). Altre frequenti cause sono le artriti infiammatorie (artrite reumatoide, psoriasica, ecc.).
Per gli interventi di protesi, anca e ginocchio, i tempi di recupero sono pressoché gli stessi.
Salvo complicazioni il paziente verrà quindi messo in piedi il giorno successivo all’intervento e dopo 3 giorni circa inizierà il suo percorso fisioterapico. A un mese dall’operazione il paziente potrà tornare a guidare e nell’arco di un ulteriore mese, potrà riprendere le sue normali attività.
Il dott. Camera e la sua équipe sono da sempre anche molto attivi nel campo della formazione per chirurghi stranieri, vantando una stretta collaborazione con la Russia.

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